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A Roma gli studenti e le famiglie solidarizzano coi compagni disabili

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“Se esce uno, usciamo tutti”.

Ma andrebbe bene anche il celebre motto dei tre moschettieri – Uno per tutti, tutti per uno! – per descrivere lo spirito della iniziativa che ha visto di recente protagonisti alunni e famiglie della scuola elementare Montessori di Roma.
Per protestare contro la decisione, legata all’assenza di assistenti educativi culturali (aec), di tagliare le ore di lezione degli studenti con disabilità, tutti si sono uniti sotto lo slogan “Se esce uno, usciamo tutti”. Alle 14,20 dunque, proprio come i compagni che, a causa della loro disabilità, devono essere assistiti da figure qualificate nello svolgimento di attività ordinarie come pranzare o recarsi al bagno.

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“La presenza degli assistenti educativi culturali è necessaria non solo per i bimbi disabili ma per l’intera classe”: in sintesi è questo il concetto espresso dalle famiglie dei ragazzi della Montessori, che nel protestare contro le scelte ministeriali hanno aggiunto, per mezzo dei loro portavoce: “L’iniziativa serve ad a mettere in evidenza con la maggior forza possibile l’indignazione e il disagio di tutta la comunità scolastica,  in quanto viene calpestato il diritto di un allievo a vivere appieno e al pari dei suoi compagni la giornata scolastica. Inoltre, così di fatto si costruisce una scuola dell’esclusione. È un problema che tocca tutti, genitori e alunni, dirigenti e insegnanti, e lo affronteremo insieme”montessori-scuola-roma-sostegno

Tra slogan e striscioni, energici ma spruzzati di ironia, i “ribelli della Montessori aspettano la reazione del sindaco della Capitale, Virginia Raggi.

Nell’attesa, a prendere la parola è Michela, la mamma di un allievo con disabilità che frequenta la terza elementare: “Devo ritirare mio figlio da scuola alle 13.30 perché non c’è nessuno che possa stare con lui. Ogni inizio anno presenta difficoltà ma ora adesso siamo sull’orlo del baratro: basta ipocrisie, se la scuola deve essere inclusione, se la scuola deve essere per tutti, che lo sia per davvero”.

 

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