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Valeria Parrella, il “Tempo di imparare”: disabilità del figlio in un libro

Lavarsi i denti. Disegnare. Salire e scendere le scale. Attività della vita quotidiana, scontate, quasi banali. No, se sei un bambino colpito da disabilità, che ha bisogno di più tempo e di più impegno per apprendere tutto questo.
Valeria Parrella racconta in un libro il figlio disabile
Ma sforzo pari è quello richiesto alla madre: attanagliata dal timore di non essere all’altezza e, allo stesso tempo, spinta dall’amore a superare diffidenze, burocrazie, barriere… quelle barriere  che, ancor oggi, rischiano di far sentire il disabile “diverso” dai cosiddetti normodotati.

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Valeria Parrella ha raccontato tutto questo – e tanto altro – nel suo ultimo romanzo edito da Einaudi, intitolato significativamente Tempo di imparare. La scrittrice e autrice teatrale con prosa efficace ha descritto l’universo di chi ha “tatuato addosso il numero 104” – quello della legge sui portatori di handicap – e che si muove in un mondo “che non ha proprio la forma della promessa”. 

Ancora, parlando della sua esperienza di madre di un figlio “speciale”: “Noi mamme ci guardiamo e ci sorridiamo spesso, più del normale, più del dovuto”. Lei, una mamma che davanti alle prese in giro subite dal figlio, gli sussurra “ce ne andiamo via da qui, figlio, per un mare di parole più belle”. 

Toni e tinte schiette, senza ipocrisie né cadute nell’autocompiacimento. E, in trasparenza, la speranza: rappresentata da una compagna di classe di Arturo, una bambina di sei anni, che parlando del compagno “speciale” dice: “Lui è uno che non parla, ma pensa”. 

Imparare. C’è ancora tanto da imparare…

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