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Lisa Noja avvocato di successo: con Hub Dot e la disabilità

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“Essere felici non è un regalo, né l’assenza di problemi o uno stato di natura. Semmai uno sforzo della volontà, un allenamento ad amare se stessi e a rendere la nostra vita sempre più piena e ricca, consapevoli che non ci sono alternative migliori”.

Idee chiare e bene espresse, e non potrebbe essere diversamente dal momento che sono state formulate da un avvocato di grido: la quarantaduenne Lisa Noja, che in occasione di un evento organizzato sul networking tutto al femminile Hub Dot, ha raccontato la sua esperienza diretta con la disabilità (la Noja soffre di atrofia muscolare spinale, una grave patologia genetica) con vigoria e un pizzico di ironia, offrendo un’immagine di sé che rifiuta qualsiasi ipotesi di lamentela o recriminazione per lasciare, al contrario, aperta ogni porta alle varie esperienze della vita.

Hub Dot: una iniziativa tutta al femminile.

Hub Dot parte da una semplice idea di Simona Barbieri, che nel 2012 invita nella sua casa di Londra un gruppo di donne con le quale aveva avuto, nel corso degli anni, rapporti personali e lavorativi. La sua intuizione era semplice: aiutare le donne, seppur provenienti dalle più variegate esperiente, a trovare un linguaggio e coinvolgente.

Hub Dot si è letteralmente allargato a macchia d’olio con appuntamenti organizzati in tutto il mondo, dalla Lettonia agli Stati Uniti, dalla Spagna alla Scozia fino all’Italia, a Milano.

Hub Dot anche nel mondo della disabilità
Si tratta di un networking che favorisce lo scambio e le relazioni, fisiche o anche solo virtuali, tra donne che, attraverso il racconto delle loro esperienze personali, vogliono essere fonte di ispirazione e di coraggio per nuove sfide, riflessioni, cambiamenti.
Non soltanto il racconto di vittorie e successi, ma anche storie di “ragazze della porta accanto”, con le proprie gioie e dolori, sempre però fiduciose di potercela fare, di non fermarsi di fronte alle avversità.

In questa prospettiva si inquadra la testimonianza di Lisa Noja, che ha riassunto in pochi, calibrati passaggi il suo rapporto con la disabilità.

Anzitutto, non piangersi addosso

Secondo l’avvocato Noja, chiedersi “perché proprio a me?” è una pericolosa fonte di rancore, di livore, di rabbia autodistruttiva. Come se qualcun altro si “meritasse” più di te il tuo dolore. Come la persona e il suo guaio fossero la stessa cosa. Mai sprecare tempo prezioso in riflessioni così distruttive.

Non devi niente a nessuno, nessuno ti deve niente

Non perché si è colpiti da disabilità bisogna pensare di essere in credito con la società o col mondo. Tutti, abili e disabili, hanno diritto a ciò che meritano, né più né meno di questo.

L’impossibile e il difficile non sono la stessa cosa

Sempre secondo Lisa Noja, è bene rendersi conto che a causa di una disabilità fisica certe attività, o professioni, o attività non sono oggettivamente praticabili. Questo però non vuol dire che non si possa condurre una esistenza piena e soddisfacente anche sul piano lavorativo e relazionale. Magari si tratta di traguardi appena un po’ più difficili da raggiungere, ma certo non preclusi a priori. Occorre essere forti, sforzarsi, volerlo con forza. Con più forza.
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Chiedere aiuto non è disonorevole

Chiedere aiuto per infilarsi un cappotto, per aprire una portiera, per portare le buste della spesa è disonorevole per una persona con disabilità? Naturalmente, no. Certo, occorre una buona dose di umiltà e di consapevolezza, ma saper dire “abbiate pazienza, da sola non ce la faccio” è onesto e addirittura liberatorio.

Conclude la Noja: “Sono una donna completamente autosufficiente, anche dal punto di vista economico. Ho una casa in cui abito da sola, ho tanti amici e gente che mi vuole bene. Da qualche tempo sono impegnata anche sul fronte politico. Ho quarant’anni, sono una persona realizzata. Una persona che può dirsi felice”. 

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