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Alla gara degli “uomini d’acciaio” partecipa una ragazza in carrozzina

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Roberta Ironman Pescara

Ciascun supereroe che si rispetti è dotato di forza erculea. Anche (vi ricordate del fumetto Angor, di cui abbiamo raccontato in queste pagine?) quando c’è la disabilità di mezzo. Nei giorni scorsi a Pescara è andata in scena la quarta edizione di Ironman 70.3 Italy, competizione internazionale di triathlon (1,9 chilometri a nuoto, 90 chilometri in bicicletta e 21,1 chilometri di corsa senza interruzioni) che ha richiamato nel centro abruzzese più di seimila persone. La gara, faticosissima – non per niente si parla di “uomini d’acciaio – ha visto tra le assolute protagoniste anche Roberta Pagliuca, una ragazza di Montesilvano costretta in carrozzina dalla tetraparesi spastica. La giovane ha potuto completare il percorso di gara grazie all’aiuto dell’atleta Graziano Wade: “Graziano ha raccolto la sfida con coraggio. Dopo la precedente esperienza dell’Ironman in staffetta, stavolta ha voluto tentare l’impresa delle tre discipline individuali. La competizione ha preso il via con la col nuoto. Graziano, dopo essersi assicurato alla schiena la canoa con me a bordo, mi ha condotta per un percorso di nuoto di un chilometro. La gara è proseguita coi novanta chilometri in bicicletta, che Graziano Wade ha completato in solitaria per ritrovarmi più tardi, pronta sulla mia carrozzina per superare insieme gli ultimi durissimi ventuno chilometri di corsa, lungo i quali mi ha spinto fin sotto al traguardo” ha raccontato la stessa Pagliuca al giornale pescarese Il Centro. roberta-disabile-pescara-ironmanL’assessore alle Politiche sociali della Provincia, Cozzi, ha commentato: “La squadra Wade-Pagliuca ha trasformato un giorno di sport in una lezione di vita. La disabilità ha infranto il muro del triathlon, e ci auguriamo che questa possa essere una fonte d’ispirazione e un incoraggiamento per tante persone”. Completa il discorso la stessa Roberta: “Graziano ed io ci auguriamo di poter trovare un numero sempre crescente di “avversari” con la voglia di partecipare e far partecipare altre disabilità: ciò aiuterà a dare concretezza al termine “inclusione”, che rischia altrimenti di restare solo un concetto astratto. Lo sport nella sua funzione di socializzazione e aggregazione – prosegue la ragazza-  rappresenta la migliore se non l’unica occasione di inclusione e siamo sicuri che la nostra impresa offrirà un’altra prospettiva a tanti atleti che, ci auguriamo, smetteranno di tenere gli occhi fissi sul cronometro per offrire un valore aggiunto allo sport”.

Roberta e Graziano: muscoli, testa e cuore. D’acciaio, naturalmente.

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