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Giornata internazionale delle persone con disabilità, edizione 2018

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03 dicembre 2018: la Giornata internazionale delle persone con disabilità


Anche quest’anno la Giornata internazionale delle persone con disabilità

In Italia le persone con disabilità sono più di quattro milioni, eppure in troppi casi sono ancora invisibili. I dati dell’Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane indicano che i servizi sono pochi e il carico sulle famiglie è troppo.

Dal 1981 il 3 Dicembre si celebra la Giornata internazionale delle persone con disabilità su impulso dell’Onu e anche quest’anno l’appuntamento si è ripetuto con successo grazie alla partecipazione delle gente comune, delle istituzioni e delle associazioni di categoria.
Tema di questa edizione è il concetto di inclusione delle persone disabili, con tutto quel che comporta in termini di diritti, pari opportunità e uguaglianza. E l’obiettivo è richiamare l’attenzione sui problemi e diritti dei disabili, sulla necessità di promuovere una partecipazione effettiva alla società dal punto di vista politico, economico, sociale e culturale.

Nelle parole del Presidente della Repubblica Mattarella: “Un giorno importante in cui si vuole ricordare la necessità di garantire a tutti l’accesso allo studio e al lavoro, e dare la possibilità di esprimere i propri talenti“.
Possibilmente non solo per un giorno, perché è indispensabile che l’accesso ai servizi sia garantito per tutti, come sancisce anche la Convenzione sui diritti delle persone con disabilità (2006): “La discriminazione contro qualsiasi persona sulla base della disabilità costituisce una violazione della dignità inerente e del valore della persona umana“.


Tante iniziative in tutta Italia

Fra i tanti appuntamenti, un incontro a Palazzo Chigi tra Giuseppe Conte (premier), Lorenzo Fontana (Ministero per la Famiglia e le Disabilità), Vincenzo Zoccano (viceministro dello stesso Ministero) e diverse associazioni attive per le persone con disabilità. All’ordine del giorno i problemi della vita quotidiana, dalle barriere architettoniche alla scuola alle politiche sociali.

Attivo per la causa anche il MIBAC (Ministero per i beni e le attività culturali), che ha lanciato lo slogan “Un giorno all’anno tutto l’anno” e ha promosso una serie di iniziative nei musei, nelle biblioteche, nei parchi. Con queste iniziative il MIBAC intende rivendicare il suo impegno a rendere la cultura accessibile per tutti, sempre, non solo nei giorni di festa.

In tutta Italia è stato poi organizzato uno speciale ‘Flashmob per l’inclusione‘ da Special Olympics, organizzazione sportiva internazionale che realizza programmi sportivi per i ragazzi con disabilità intellettiva. Dalla competizione atletica a un flashmob che attraversa tutto il paese per sensibilizzare il mondo sulle condizioni e sulle necessità dei disabili.

A Roma per organizzarlo hanno collaborato Disability Pride e Associazione Luca Coscioni nella splendida cornice di Castel Sant’Angelo per ‘scendere in campo tutti insieme’. E coì è stato, grande partecipazione ed emozione nel vedere per una volta tutti ‘uguali’ in nome di un ideale di inclusione e uguaglianza.


Situazione e prospettive

E’ la società stessa che ci rende disabili, non lo siamo noi“. Così Francesco Mercurio, Presidente del Comitato delle persone sordocieche della Lega del Filo d’Oro.
Nelle case, negli edifici pubblici, per le strade. Dovrebbe essere tutto normale per tutti. Come un semaforo o le strisce pedonali, dovrebbe essere scontato che ci siano i segnali sonori per attraversare e le rampe di accesso agli edifici.

Ci vogliono:

  • eliminazione delle barriere architettoniche
  • azioni mirate per garantire una vita indipendente
  • abbattimento delle disuguaglianze in tema di prestazioni sociali
  • fondi significativi per l’assistenza personale, anche autogestita
  • tutela economica per il familiare assistente, la figura del caregiver familiare
  • luoghi sportivi privi di barriere architettoniche e sensoriali

Come da legge, tutti gli edifici pubblici e privati devono avere percorsi di accessibilità ed è un dovere civile e morale applicare le disposizioni in materia.
Purtroppo questo non sempre avviene: si da per scontato che tutto ciò a cui siamo abituati vada bene. La scalinata di fronte a molti uffici pubblici, quelle nei condomini per arrivare al piano rialzato da dove parte l’ascensore, lo scalino di fronte ad un esercizio pubblico. Sono solo alcuni dei problemi irrisolti di fronte ai quali ogni giorno una persona disabile deve rinunciare a svolgere un’attività quotidiana che invece è concessa ad un normodotato.

Sono tanti gli esempi di barriere fisiche che impediscono alle persone disabili di potersi muovere liberamente, che impediscono di sfruttare al massimo le opportunità di inclusione e la loro completa partecipazione alla vita sociale e lavorativa. Ancora più alto deve levarsi il grido contro le barriere mentali, che non essendo materialmente visibili costituiscono un subdolo e ancor più doloroso impedimento.


I numeri della disabilità

Da una fotografia dell’Istat, su più di 4 milioni di persone con disabilità, 2 milioni e seicentomila superano i 65 anni e vivono da soli. Fra gli over 70, una persona su 5 non può svolgere in autonomia una o più attività quotidiane e in particolare una su dieci non riesce a gestire il proprio denaro, a prepararsi un pasto o a fare brevi spostamenti.
E ancora, i problemi di mobilità riguardano soprattutto camminare e salire le scale, ma purtroppo l’inadeguatezza delle strutture pubbliche è una triste realtà, ospedale e uffici pubblici compresi.

Abbiamo una legge importantissima e necessaria, quella sul Dopo di noi, che prevede l’istituzione di un fondo di aiuto per i disabili dopo la morte dei genitori, eppure non viene applicata, se non in quattro regioni fortunate. I familiari dei disabili potrebbero così recuperare un minimo di vita e di tranquillità sapendo che i loro parenti non rimarranno mai in difficoltà economica.


L’auspicio nella giornata dedicata alle disabilità

Nella giornata mondiale dedicata, si deve far sentire in maniera decisa la volontà di aprire nuove frontiere per la disabilità. Questa volontà si deve manifestare concretamente affinché si realizzino le strutture per risolvere gli ostacoli fisici e, soprattutto, le attività educative e di comunicazione che devono creare la giusta cultura per abbattere quelle mentali.

Riusciremo finalmente a metterci al passo con altre culture europee che sotto questo aspetto sono anni luce davanti a noi? In quasi tutti gli stati nord europei, soprattutto i paesi Anglosassoni, l’integrazione sociale e l’inserimento nel mondo del lavoro dei disabili sono in uno stadio molto avanzato, nettamente superiore alla situazione italiana.
Sono stati più bravi di noi perché alle parole hanno fatto seguire i fatti, hanno provveduto ad abbattere le barriere architettoniche, e hanno inculcato metodicamente la cultura dell’inclusione iniziando il processo educativo già nelle scuole. Ogni giorno sentiamo parlare di Europa per tanti aspetti, purtroppo però non si fa molto per seguire questo esempio di civiltà che ci sbattono in faccia.

Loro hanno iniziato qualche decennio fa questo processo culturale, lo hanno fatto stabilendo regole e norme precise. Questo lo abbiamo fatto anche noi, dal 1992 è in vigore la legge 104, la legge-quadro per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone con handicap è il riferimento per eccellenza. Come spesso succede in Italia, purtroppo ci siamo fermati alle regole, la piena e reale applicazione è un’altra storia.

Dobbiamo riuscire ad accelerare quel processo culturale già in corso che porta a garantire non solo i diritti delle persone disabili, come già sancito dalle leggi di riferimento e dalle numerose sentenze, ma anche adeguarci strutturalmente e soprattutto mentalmente affinché ciò sia completamente realizzato.

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