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Al festival di Locarno va in scena “Genitori”: di Alberto Fasulo.

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Si intitola “Genitori” e tratta del delicato tema della presenza in famiglia di figli con disabilità il film-documentario che Alberto Fasulo presenterà al festival del cinema di Locarno, in programma dal 5 al 15 agosto.  L’opera del regista friulano – prodotta da Rai Cinema e Nefertiti film e realizzata con l’associazione Vivere Insieme – prende le mosse dall’eccezionale esperienza di un gruppo di genitori (2 papà e 12 madri) che per ben sedici anni consecutivi si è incontrato con cadenza bisettimanale per confrontarsi sui problemi del vivere quotidiano e per proporre ipotesi per migliorare la qualità della vita dei propri figli, costretti a convivere con l’handicap. alberto-fasulo-disabili-locarnoCon lo scorrere del tempo e della frequentazione questo gruppo è diventato una comunità, quasi una “famiglia allargata”: “Ho voluto raccontare questa esperienza fuori dal comune in presa diretta. Ho voluto rimarcare l’importanza del confronto, seppure talvolta doloroso, tra i genitori e coi genitori. Coltivo con questo progetto una idea di cinema che sia formazione permanente, un mezzo per entrare nelle case di chi conosce e vive il disagio della condizione umana e suggerire un modo per alleggerire il peso, esorcizzare i fantasmi del proprio vivere quotidiano” ha spiegato alla stampa Alberto Fasulo. Trentanove anni, laureato in Filosofia e già vincitore due anni fa del Marco Aurelio d’Oro per il documentario Tir, Fasulo chiarisce che per il gruppo di genitori di cui si tratta nel film la parola d’ordine è “aiutare se stessi per riuscire ad aiutare gli altri”. famiglie-disabili-locarno-fasulo“L’universo della disabilità è alieno dal pietismo. Prevale, semmai, l’eroismo. Frequentare per tanto tempo queste persone mi ha aperto la mente a una visione per nulla pessimistica della problematica”. 

Il documentario illustra con vivida chiarezza quali sono gli ostacoli da affrontare per chi convive con la disabilità all’interno del proprio nucleo familiare: rimorso e paura, gioia e senso di colpa, stanchezza e voglia di non arrendersi, di trovare nuove vie. Una tavolozza di emozioni e sentimenti in cui si mischiano condivisione e confronto, esperienze messe reciprocamente a disposizione per contribuire ad aiutare i propri cari, i propri figli. Persone che non devono e non vogliono rinunciare al diritto al lavoro, a un posto in società, alla propria vita di relazione, al metter su famiglia, alla propria autonomia e indipendenza.

“Certo, si tocca il tema del dolore, ma senza piangersi addosso” chiarisce ancora il regista friulano. “Tra sorrisi e lacrime, è il coraggio a prevalere. E la consapevolezza che queste storie forse possono non sfiorarci, o forse sì. Con leggerezza, ma sì”. 

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