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Eutanasia per i disabili gravi, il “duello” tra due scienziati

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Gilbert-Meilaender-Udo-Schuklenk

Lo scontro è di quelli tra titani. Udo Schuklenk, docente alla Queen’s University e vicedirettore del Journal Bioethics, e Gilbert Meilaender, dell’università di Valparaiso, sono due luminari della bioetica, conosciuti dalla comunità scientifica internazionale per le loro numerose pubblicazioni su questo delicato tema. Di recente hanno dato vita a un “duello” (il resoconto risulterà dalle pagine del prossimo numero della rivista di Medicina Toracica e Cardiovascolare) sullo spinoso tema dell’eutanasia per i disabili gravi, schierandosi su posizioni diametralmente opposte. Considerato la caratura dei due scienziati, c’è da scommettere che le reazioni non tarderanno a mancare. Stringato e freddo il ragionamento di Schuklenk: “Nel caso di un neonato colpito da grave disabilità, la sedazione profonda non risolverebbe nulla. disabili-gravi-eutanasia-bioedgeAl contrario, alla lunga potrebbe rivelarsi controproducente per la famiglia del piccolo paziente e per tutti coloro che gravitano attorno, inclusi medici e infermieri”. Ciò, secondo la posizione dello scienziato, partendo dall’assunto che “un neonato colpito da gravissima disabilità non ha, né può esprimere, alcun interesse a sopravvivere. Piuttosto, è bene tenere conto delle posizioni degli altri soggetti interessati”. Dunque sì all’eutanasia in questa particolare ipotesi? Schuklenk dice sì, “una volta arrivati alla conclusione che la morte è ciò che maggiormente corrisponde al reale interesse dell’infante”. Una provocazione, forse, questa del luminare della bioetica, cui  peraltro non ha mancato di replicare il collega (e “rivale” in questo caso) Gilbert Meilaender, per il quale è fondamentale non scordare il principio della compassione: il personale medico e ospedaliero ha il dovere morale di stare vicino al paziente nel momento del dolore e della sofferenza, “sia essa fisica che psichica”. Il luminare rigetta decisamente l’idea dell’eutanasia: “Se mi ponessi nella posizione di decidere delle sorti di un altro essere umano, rientrerei nella categoria che il filosofo inglese John Locke chiamava “il livello inferiore delle Creature”. La mia azione andrebbe oltre l’autorità concessa agli uomini”. 

Il mondo accademico, si sa, non è nuovo a dispute di questo genere, che il più delle volte si risolvono in “duelli” fatti di posizioni di puro principio. E’ lecito, però, domandarsi cosa può pensare un padre o una madre di un bimbo colpito da grave disabilità di fronte a certi tipi di argomento.

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