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Erica Brindisi sfida la sclerosi multipla danzando.

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“La sclerosi multipla è una malattia invalidante, infida, di quelle che rischia di portarti via tutto: ma non può toglierti la passione”.

Erica Brindisi, foggiana di nascita ma emiliana d’adozione, 34 anni, convive con la sclerosi multipla da quasi dieci anni, nei quali – con grinta e determinazione (“dopo la mazzata della diagnosi è stato fondamentale il supporto di mia madre, che mi ha impedito di buttarmi giù”, ha raccontato) – è riuscita a centrare tutti i suoi obiettivi: diventare avvocato (oggi esercita presso il Centro servizi per il volontariato di Reggio Emilia) e affermarsi nella danza, passione coltivata fin da bambina che l’ha portata a muovere i primi passi sul palco fino a diplomarsi alla prestigiosa Imperial Society of Teachers of Dancing di Londra.

La data chiave nell’esistenza di Erica è il 15 settembre 2016, due settimane prima di sostenere la prova orale per l’ammissione all’Ordine degli avvocati.brindisi-erica-sclerosi-multipla
“Nel gennaio di quell’anno mi fratturai la caviglia. Pur a distanza di mesi dall’incidente continuavo a camminare male, fenomeno peggiorato durante l’estate”. 
Poi, la tegola: la diagnosi di sclerosi multipla, malattia di cui soffre anche la madre della ragazza.
“Sulle prime non sono stata in grado di reagire. Non volevo più nemmeno fare l’esame. Sapete, quando si parla di quella malattia all’orizzonte si profila un destino di disabilità, di vita in carrozzina. Mia madre, tuttavia, è riuscita a convincermi ad andare avanti”.

E avanti è andata davvero Erica, sulla scia della danza, la sua passione di sempre. Dal 2009 porta in giro per l’Italia con grande successo uno spettacolo danzante dal titolo “Smania di vivere”, la cui regia è affidata al compagno, il musicista Giuse Rossetti.
Sotto i riflettori solo lei, Erica, e la sua stampella: che la accompagna nei movimenti, la sorregge, le consente di volare alto sopra la malattia e la negatività.

“Danzare significa non solo badare alla tecnica, ma anche alla interpretazione. Nel mio spettacolo racconto le varie tappe della mia esperienza con la sclerosi multipla: la scoperta, l’iniziale rifiuto, l’accettazione, fino ad arrivare alla definitiva presa di coscienza del fatto che la vita continua, e ti sfida a riconsiderare i tuoi limiti e le tue capacità.
Il vero trionfo è riuscire a fare quello che mi piace adattandomi di volta in volta alle nuove condizioni”.

Erica si è esibita a Milano, Parma, Roma, Como, Messina e in tante altre città dello Stivale.
Di recente, si è tolta la soddisfazione di danzare sul palco del più importante teatro del Principato di Monaco.

Ammette la giovane: “Rispetto ai primi tempi, allenarmi mi costa sempre più fatica, non vado oltre le due volte alla settimana. Ma non basterà certo questo a farmi desistere: ho dalla mia una grande determinazione, la vicinanza delle persone care e, soprattutto, lo stimolo che proviene dalle persone che assistono ai miei spettacoli. sclerosi-multipla-erica-brindisiA Foggia, ad esempio, una ragazza mi ha rivelato che, dopo aver assistito a una mia esibizione, il rapporto di sua madre con la sclerosi multipla è drasticamente cambiato”. 

Erica Brindisi non è tipa da andare alla ricerca di applausi facili: “Non voglio certo passare per la “poveretta” di turno, per quella brava a prescindere in quanto ammalata. No, danzare è una cosa seria, così come una cosa seria e difficile è convivere con la sm”.

Sclerosi multipla: di questo vuole parlarci Erica nei suoi spettacoli, punto e basta.
“Parte dei ricavi delle serate viene da sempre devoluto all’Aism, dunque alla ricerca. Chi viene a vederci vuole capire come cambia la vita dopo una diagnosi come quella fatta a me, in che modo e fino a che punto la sclerosi multipla può condizionarti e limitarti”.

C’è chi ha proposto alla danzatrice-avvocato di andare oltre e dedicarsi alla danza a livello professionistico: “L’idea è venuta nientemeno che a Michele Villanova, ex primo ballerino del Teatro alla Scala di Milano. Pur inorgoglita, l’ho ringraziato ma ho declinato: io voglio che si continui a mantenere desta l’attenzione sulla sclerosi multipla, e nient’altro”.

C’è una frase nei testi che accompagnano le performance di Erica che forse più di ogni altro racchiude la sua filosofia di vita: il limite dei limiti è pensare che a qualcosa possa non esserci rimedio. Alla morte, forse, ma dimenticarsi che siamo vivi… cos’è, se non una pazzia?

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