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Disabilità, dal Parlamento l’ok alla normativa sul “Dopo di noi”

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Dopo di noi“, ora c’è la legge.
E’ stato approvato definitivamente anche alla Camera il DDL “Disposizioni in materia di assistenza in favore delle persone con disabilità grave prive del sostegno famigliare”.

L’intento del legislatore è quello di offrire risposte al problema del futuro delle persone che convivono con una disabilità grave dopo la morte dei genitori o di parenti in grado di prendersene cura.

Il tratto saliente della legge (che individua sgravi, esenzioni e incentivi per la costituzione di polizze assicurative e trust ma anche trasferimenti di beni mobili e immobili che possono essere disposti in favore del figlio disabile anche quando i genitori sono ancora in vita) è dato dalla costituzione di un fondo che mira entro i prossimi tre anni alla raccolta di 180 milioni di euro da destinare all’aiuto dei disabili gravi privi di sostegno famigliare.
Attraverso il denaro così raccolto di dovrebbe dare vita a progetti che includono, ad esempio, l’abitazione in co-housing, ma soprattutto, per i genitori, la definizione di un progetto individuale per il proprio congiunto che eviti il ricorso sistematico alla ospedalizzazione dopo la loro morte.

La deputata Ileana Argentin, da sempre in prima linea nella lotta per i diritti delle persone con disabilità, ha commentato in termini abbastanza favorevoli il via libera al provvedimento: “Non so perché alcuni miei colleghi abbiano espresso voto contrario, sta di fatto che oggi è una giornata di festa per i portatori di handicap e per le loro famiglie”.

Scetticismo- e voto contrario- da parte degli esponenti del M5S: “Si favorisce in maniera eccessiva l’accesso a strumenti di sostegno privati, cosa possibile solo per le famiglie abbienti. Chi è povero, rischia la beffa di finire escluso anche da questa forma di tutela”.

Cautela dalla Fish“Bene il provvedimento “Dopo di noi”, ma resta l’incognita delle modalità e delle tempistiche di concreta attuazione dei servizi. Attenzione poi al pericolo segregazione, occorre dire basta all’attività degli istituti segreganti, non devono più ricevere soldi pubblici e vanno disincentivati in tutti i modi”.

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