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Studentessa disabile, il preside decide: “La gita non si farà a Parigi”

Alla fine è stato il preside ad avere l’ultima parola: “I ragazzi non andranno in gita a Parigi. Verrà scelta un’altra destinazione, più vicina ed economica. In questo modo nessuno studente avrà problemi a partecipare“.
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Queste le parole del responsabile didattico del liceo artistico “Fanoli” di Cittadella, in provincia di Padova. Finito nell’occhio del ciclone per il caso della studentessa diciottenne disabile che i compagni non volevano con loro in gita: 

“La tua presenza farebbe lievitare troppo i costi, è meglio se resti a casa”. Le avevano scritto su WhatsApp.

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La giovane, comprensibilmente, l’aveva presa molto male, affidando il suo sfogo alle pagine di Facebook: “Non sono un oggetto, e voi siete delle persone meschine“.

Anche la sorella aveva rincarato la dose: “Questi ragazzi non hanno la minima idea dei sacrifici che ogni giorno devono affrontare i disabili. Mia sorella aspetta da cinque anni questo momento, lasciarla a casa è razzismo puro“.

A indignare era stata anche la brutalità e la freddezza di certi ragionamenti: 

Non è possibile privilegiare uno e sacrificarne altri venti. Un buon re sa quando è il caso di penalizzare il singolo per il bene comune“.

Alla fine è giunto il colloquio chiarificatore del preside con la studentessa disabile e con la sua famiglia. A seguire, l’incontro con gli studenti, per trovare una soluzione alternativa all’opzione parigina, affascinante ma troppo onerosa: “Si andrà altrove, non a Parigi“. La decisione finale.

In ultimo le scuse alla involontaria protagonista della vicenda.

I compagni hanno ammesso di aver esagerato. Meglio tardi che mai.

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