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Ciro, 15 anni “prigioniero” in casa: “Raccontate la nostra storia”

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Se lo carica ogni giorno sulle spalle per portarlo nella sua stanza, o in bagno. Uno sforzo sempre più gravoso per Donatella Gianni, cinquantenne di Portici, in provincia di Napoli, che vive in una casa su due livelli col figlio Ciro, quindicenne, costretto in carrozzina a causa delle irreversibili conseguenze di una encefalopatia ipossico ischemica contratta in fase neonatale. Il ragazzo non è autonomo, ha bisogno di assistenza 24 ore su 24. Donatella Gianni ha lanciato sul web (il video di circa 12 minuti sta facendo molto scalpore tra gli internauti) il suo grido di dolore: “Non dimenticateci, raccontate la nostra storia. Non è la disabilità che uccide, ma l’indifferenza”. La donna vorrebbe ristrutturare casa, ma manca il denaro. donatella gianni-ciro-porticiPer lo stesso motivo non è possibile installare quell’ascensore che “risolverebbe il problema delle barriere architettoniche e consentirebbe a Ciro un’esistenza più serena. Io stessa ho i miei guai fisici, mi dovrei operare, ma non posso: chi si occuperebbe di lui a quel punto?” Nemmeno il tentativo di vendita dell’abitazione è andato finora a buon fine, e ancor peggio – ha spiegato la cinquantenne – è stato il tentativo di smuovere qualcosa a livello di amministrazione comunale: “Ci siamo sentiti dire che non ci sono soldi. Tante promesse, ma finora nessun fatto”. A peggiorare la situazione ci si è messo anche il licenziamento del marito di Donatella Gianni, Raffaele, al quale resta in mano il libretto di navigazione nella speranza di essere chiamato da qualche compagnia marittima. Nel frattempo la famiglia si aggrappa all’assegno di accompagnamento (504 euro al mese) di cui Ciro è avente diritto: “Ma quanto potremo andare avanti in queste condizioni?”. La donna non si è arresa all’oblio, e ha sfogato la sua disperazione su internet: “Il filmato forse lede la dignità del mio ragazzo, ma è per il suo bene”. A seguito del tam tam scaturito sul web, pare che sia prossimo un appuntamento coi vertici della Asl per provare a risolvere il problema. Nel frattempo, Donatella Gianni tiene duro: “Non dimenticateci, raccontate la nostra storia”. 

Lo facciamo volentieri, augurandoci naturalmente il lieto fine.

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