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Alunno disabile in gita scolastica, genitori pagano l’extra per il bus

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Superare le barriere architettoniche? Anzitutto una questione di cultura e di mentalità: quante volte su queste pagine ci siamo ritrovati a ribadire questo concetto? La vicenda di Ernesto Cappai e Silvana Tore, genitori di un alunno disabile di una scuola di Oristano, in Sardegna, richiama il medesimo insegnamento.

Come raccontato dal quotidiano La Nuova Sardegna, lo scorso aprile la classe del ragazzo -costretto in carrozzina dalla disabilità – avrebbe dovuto godersi la gita scolastica di fine anno.

Peccato che, a causa della mancanza di fondi, l’istituto scolastico avesse da subito reso nota l’indisponibilità al pagamento del trasporto speciale: “Il Ministero non paga più i viaggi di istruzione, e nemmeno il Comune contribuisce. Inoltre, a causa della crisi non è pensabile accollare la spesa agli altri genitori” aveva chiarito la dirigente scolastica Graziella Pireddu.

In parole povere: il bus speciale costa troppo, se il ragazzo vuole partecipare alla gita lo devono accompagnare i genitori con la loro automobile. La coppia, però, si è mostrata di tutt’altro avviso: “Come vi sentireste voi, a cinque anni, a dover guardare dall’auto di papà i vostri compagni di classe che tutti assieme gioiosamente vanno in gita?”. Autobus per studenti

Lo scolaro, alla fine, ha partecipato alla visita didattica alla fattoria di Siamanna: col non trascurabile dettaglio che il trasporto speciale è stato pagato di tasca dai genitori.

Dalla scuola parziale dietrofront: Tore e Cappai saranno risarciti, alla chiusura del bilancio d’esercizio. Con una piccola punta polemica: “Il mezzo speciale è stato reperito, la gita è stata fatta, i soldi saranno restituiti.

Non capisco tutto questo polverone” ha puntualizzato la Pireddu.

Ma i genitori del piccolo alunno disabile hanno a loro volta chiarito: “Il nostro non è un impuntarci, ma un messaggio educativo e di integrazione che la scuola questa volta ha mancato di trasmettere.
Le esigenze di trasporto del bambino sono state del tutto ignorate in fase di organizzazione della gita, siamo stati avvisati a cose fatte. Hanno semplicemente dato per scontato che avremmo accompagnato nostro figlio in auto: la scuola dovrebbe dare ben altro esempio”
hanno dichiarato alla stampa.

La coppia, peraltro, non vuole sentire parlare di soldi: “Se l’istituto scolastico vuol fare un bel gesto, versi la somma in questione all’associazione Ruota Abile, la Onlus cui è affiliato nostro figlio”.

Siete d’accordo che senza mentalità e cultura è difficile anche solo affrontare il problema dell’abbattimento delle barriere architettoniche?

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