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Scuola rifiuta iscrizione ad alunno disabile, il Tar accoglie ricorso

Il TAR obbliga una scuola ad accogliere un bimbo disabile

La famiglia non risulta residente all’interno dello “stradario” di competenza dell’istituto scolastico: con questa motivazione un ragazzino disabile di Parma si è visto negare l’iscrizione a scuola, e ciò nonostante l’istituto prescelto presentasse il vantaggio – non certo di poco conto – di essere privo di barriere architettoniche.

Consigliati dall’equipe medica che segue il loro bambino, i genitori avevano scelto di iscriverlo alla “Puccini”, una scuola vicina alla casa della nonna e, soprattutto, accessibile.
Il preside, tuttavia, si è mostrato sa subito irremovibile: troppe domande da smaltire, impossibile procedere all’iscrizione. E precedenza assoluta ai residenti nel comprensorio.Scuola di Parma rifiuta alunno disabile

Di fronte al serio rischio di dover saltare l’anno scolastico, la famiglia del ragazzo non si è persa d’animo e ha proposto ricorso al Tar, ottenendo piena soddisfazione.

I giudici, in primo luogo, hanno precisato che il criterio dello “stradario” per la decisione sulle iscrizioni a scuola è di tipo meramente burocratico, e quindi non direttamente stabilito da una norma giuridica.

Sempre secondo i giudici amministrativi, l’applicazione ferrea di questo criterio va contro la libertà di scelta dei genitori, e risulta oltremodo penalizzante nel caso di un alunno con disabilità, in favore del quale giocano le numerosissime disposizioni dell’ordinamento in tema di superamento delle barriere architettoniche.Alunni a scuola

Ne consegue dunque che un preside, sebbene non possa accettare più iscrizioni di quelle necessarie a formare le classi nel singolo plesso scolastico, allo stesso tempo non può decidere di dar luogo a “un impedimento all’accoglimento di una singola domanda di un alunno svantaggiato“.

Non è andata bene nemmeno al Miur, che si era attivato per opporsi al ricorso: il Tar ha deciso infatti per la condanna al pagamento di 3.000 euro di spese legali a favore dei ricorrenti.

Per evitare il pastrocchio e la pessima figura conseguente, sarebbe bastato rispettare quanto sancito dalla legge 104 sul diritto allo studio di alunni e studenti portatori di handicap. Purtroppo nonostante sia in vigore dal lontano 1992 questo caso ci dimostra che siamo ancora ben lontani dalla sua piena applicazione.

Una volta tanto, anche dall’Italia una storia di integrazione che comunque si conclude col lieto fine.

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