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Valle d’Aosta, niente gita per un’alunna disabile, scoppia la polemica

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L’assessore ai Trasporti: “Le spese riguardanti le attività extra scolastiche fanno capo al soggetto che le organizza. Le scuole devono sapersi attrezzare”.

Le insegnanti: “Basta usare la scuola come capro espiatorio di colpe che stanno altrove. Agli alunni siano riconosciute pari opportunità“.

Basterebbe questo sintetico botta e risposta per riassumere le polemiche che si sono accese a seguito dell’esclusione di una alunna disabile costretta in carrozzina dalla gita scolastica.
E’ accaduto a Verrès, piccolo comune della Valle d’Aosta, dove una studentessa dell’istituto di Istruzione Liceale e Tecnica “Binel – Viglino” ha dovuto rinunciare alla visita al Museo Egizio di Torino.scuola-verres-alunna-gita
Le ragioni sono da ricollegare anzitutto al mezzo di trasporto scelto, ossia il treno.
Sulla tratta Aosta-Ivrea-Torino le stazioni dotate di pedana per disabili sono soltanto due e tra queste non c’è quella di Verrès.
Per ovviare, si è provato col servizio per il trasporto delle persone con disabilità, per scoprire che “trattandosi di percorso fuori valle” – così hanno spiegato le operatrici di sostegno che lavorano nella scuola – “il servizio è da considerarsi a pagamento”.
Ancora peggiore l’alternativa: il noleggio di un bus dotato di pedana avrebbe fatto raddoppiare il costo della quota di partecipazione per gli alunni.

Risultato finale: la ragazza ha deciso di rinunciare alla gita e stare a casa.

La vicenda ricorda un caso molto simile raccontato a suo tempo sulle pagine di questo blog, quello di una verres-disabile-torino-aostastudentessa disabile di Padova esclusa dalla gita a Parigi sempre a causa dei costi eccessivi.

Inevitabili le polemiche, che hanno visto tra i protagonisti l’assessore ai Trasporti Aurelio Marguerettaz, che ha spiegato: “Nella nostra Regione il servizio per il trasporto delle persone con disabilità assicura circa 400 viaggi ogni anno con buoni livelli qualitativi, pur a fronte dei tagli imposti dalla necessità di contenimento dei costi. Il diritto allo studio è garantito a tutti gli alunni perché nulla è mutato rispetto alla situazione precedente: vengono regolarmente accompagnati da casa a scuola, e ritorno.
Nel caso però -ha precisato l’assessore – di organizzazione di attività extra scolastiche, le scuole devono sapersi attrezzare. In presenza di alunni con esigenze particolari, è bene calcolare prima i costi da sostenere e valutare la fattibilità dell’operazione”.

Ma le insegnanti non ci stanno, e replicano: “La scuola non sia capro espiatorio di colpe che stanno altrove. Troppo facile dire: non c’è il treno? Prendi il pullman e paga”, non è così che le istituzioni garantiscono le pari opportunità e il diritto allo studio di tutti gli alunni.
Anche il discorso delle attività cosiddette “extra scolastiche” è molto superficiale: tutto è pensato nell’ambito di un quadro didattico valutato a 360°, non di un vezzo o di un qualcosa di inutile. L’indifferenza e la superficialità con cui si è gestita la situazione è una offesa al lavoro costante e silenzioso degli operatori scolastici svolto nella prospettiva dell’inclusione e dell’integrazione”.

E voi, da che parte state?

 

 

 



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