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Massimiliano Verga: “La disabilità vista dalla parte di un padre”

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La disabilità di un figlio vista e raccontata dalla parte di un padre. Questo (e tanto altro) è “Il tuo cervello è una Zigulì. La mia vita dolceamara con un figlio disabile”, pubblicato per Mondadori da Massimiliano Verga.

Non è la prima volta che sulle pagine di questo blog diamo spazio a libri che trattano l’argomento dell’handicap dal punto di vista di un genitore (ricordiamo i testi di Antonia Chiara Scardicchio  e Valeria Parrella, ad esempio).

Ma quello di Verga – 42 anni, professore di Sociologia del diritto alla Bicocca di Milano – è un racconto che non t’aspetti. La sua penna non fa sconti, né al piccolo Moreno (8 anni, secondo di tre fratelli) né a se stesso: “Quando urli così non ho scelta. O ti sbatto in camera e chiudo la porta, oppure ti prendo a sberle. Quasi sempre finisci in camera. Per me è una conquista”. Ancora: “La Zigulì che Moreno ha sotto i capelli gli consente di riconoscere soltanto le tre parole che servono per sopravvivere: pappa, acqua, nanna. Insomma, uno dei vantaggi di avere un figlio handicappato è che puoi permetterti di essere un idiota e di trattarlo anche male. ziguli-verga-libro-disabileE io mi concedo spesso questo vizio”.

Uno stile volutamente duro, crudo. Senza retorica. Senza ipocrisie. Che prima spiazza, poi commuove e conquista: “Per me voi siete liberi. Non vi passerò per forza le responsabilità che non siete tenuti ad assumervi… Quando sarò costretto a fermarmi, se sarà ancora al mio fianco, Moreno dovrà prendere la mano di qualcun altro per proseguire. Se non sarà la vostra, vi chiedo soltanto di trovarne un’altra” scrive Massimiliano Verga rivolgendosi agli altri due figli, Jacopo e Cosimo.

“Il tuo cervello è una Zigulì” non è l’unico libro che il sociologo ha dedicato alla disabilità. Nel recente “Un gettone di libertà” Verga ha ulteriormente sviluppato il tema, e partendo dalla descrizione di una partita di calcio vissuta allo stadio assieme ai tre figli (“Non è stato facile far entrare Moreno con la sua ingombrante carrozzina. Ma che felicità ho visto negli occhi suoi e dei fratelli”) in occasione di una recente presentazione svoltasi a Piacenza e raccontata dai quotidiani locali ha osservato: “Il termine “diversamente abile” non mi piace, è ipocrita. Ci sforziamo di usare un linguaggio forbito, politicamente corretto… ma io preferirei i fatti. Preferirei veder sparire dalle città marciapiedi e gradini che rendono difficile o impossibile per una persona in carrozzina anche solo uscire di casa”.

L’abbattimento delle barriere architettoniche – quelle visibili e quelle della mente – è una questione anzitutto di cultura. Dalle altrui esperienze, dal confronto, dalla lettura dei libri si può imparare molto.



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