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Maria Fux, la regina della danza per volteggiare sopra le disabilità

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Valentina Usala traccia per il blog di Contact Srl l’identikit della pioniera della danzaterapia, la leggendaria Maria Fux.

“E’ un cuore che danza e fa danzare. Anche chi non può muoversi”

Maria Fux nasce il 2 gennaio del 1922 a Buenos Aires. Dopo essersi avvicinata al mondo della danza all’età di tredici anni, si vede ballerina prima al “Teatro del Pueblo” di Buenos Aires, sino a divenire solista del teatro Colòn. La sua instancabile passione per il ballo, la spinge a ricercare nuove forme di espressione corporea, divenendo così la pioniera della danzaterapia. Il suo metodo, detto fuxiano, unitamente alla sua arte, si diffonderanno presto in tutta l’Argentina e così, nel resto del mondo. E’ un  metodo per il  recupero psicofisico attraverso il movimento creativo in diverse situazioni di handicap.

Figlia di una donna ebrea, nata in Russia, costretta all’età di cinque anni a fuggire in direzione di Buenos Aires, per evitare le persecuzioni dello zar; la bambina durante il tragitto, sviluppa un’infezione al ginocchio e una volta giunta in Argentina, le verrà asportata una rotula, impedendole così di non piegare più la gamba. In seguito a tutte queste tristissime vicissitudini, unite a grosse difficoltà economiche, la madre di Maria Fux gode di un coraggio e di una determinazione tale da essere contagiosa nei confronti di sua figlia, spronandola a perseguire la sua direzione, il suo obiettivo. fux-maria-danzaterapia-contactMalgrado ciò Maria, sin da piccola, percepisce con profondo dolore l’handicap della madre e da questa sentita condivisione, proiettando una feroce determinazione ad affrontare i propri e quelli degli altri limiti, al fine di essere un “ponte”, una possibilità per l’altro: “Io sono la gamba che danza, io sono la gamba mancante di mia madre, che ha trovato la possibilità di comunicare con lei in un altro modo: attraverso il movimento”. 

Di fondamentale illuminazione fu l’incontro con Letizia, una bambina di quattro anni audiolesa.  Avvia così la creazione di un metodo finalizzato non solo alla produzione di spettacoli, ma anche e soprattutto alla ricerca di canali comunicativi capaci di oltrepassare il limite, la sordità in questo caso. La Fux finirà per aprire le lezioni di danza anche a persone con handicap di vario genere, creando gruppi integrati.

Oggi molti operatori, medici e psicologi che hanno sperimentato la validità del metodo di Maria Fux lo applicano nel trattamento di persone di varie età con problemi sensoriali, sindrome di Down, disagio psicologico, sia a scopo riabilitativo che terapeutico.

Il metodo

E’ un sottile filo che collega la fortissima tensione esistenziale alla comunicazione con lo stretto legame tra vita, arte e metodo con i riferimenti culturali dell’arte in genere. Vuole essere una tecnica atta alla promozione e promulgazione di spontaneità e comunicazione attraverso la danza, strumento archetipo sin dalla comparsa dell’uomo sulla terra: basti pensare ai graffiti preistorici e a tutte le testimonianze comunicative delle civiltà a seguire. danzaterapia-maria-fux-disabili-jpgAbbattendo quindi quella prigione denominata corpo, promuovendone espressività e libertà del medesimo.

L’esigenza primordiale di comunicare insita in ogni essere vivente, basti pensare a un bambino appena nato che lo fa attraverso l’unico mezzo a sua disposizione, ovvero il pianto, incontra nel metodo di Maria Fux la necessità di ricercare un mezzo che veicoli i messaggi, contribuendo al plasmarne una forma dei medesimi, senza che essa diventi appunto una gabbia per il corpo.

“Cosa facciamo noi artisti per avvicinarci alla gente, non con le conferenze o gli spettacoli, ma attraverso le nostre stesse esperienze, che possono diventare un ponte per l’altro?…Come fare per uscire dall’isolamento o dai limiti che ci impone il nostro spazio professionale, per offrirci agli altri? Dico sempre che io non insegno, ma cerco di essere un ponte di comunicazione attraverso la mia esperienza. Offro questa esperienza come forma di vita e incontro sempre la disponibilità delle persone. Perché esiste questa ricettività? Perché noi, che crediamo di essere artisti e anche quelli che non lo credono, siamo in realtà come gli altri, fatti della stessa materia, essere sensibili, comunicanti… Abbiamo il desiderio di dare senza sapere come, proviamo odi, invidie, gelosie e cerchiamo una strada per metterci in comunicazione con questa materia prima che è dentro di noi; la nostra arte”. (M. Fux)



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