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Le parole feriscono più della spada, una riflessione sulla disabilità

 

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Valentina Usala firma per il blog di Contact Srl una riflessione sull’utilizzo dei termini “handicap” e “disabilità”. Perché la parola a volte ferisce più della spada

Entrato nel linguaggio gergale, diventato abitudine e quindi come tale di pessimo assorbimento. Vi è mai successo di assistere ad una conversazione da strada, animata e fatta di mezzi sorrisi, sinonimo di sfottò, in cui A si rivolge a B, dicendo: “Mai sei handicappato”? Quest’oggi è su ciò che mi vorrei soffermare. Sull’utilizzo di un termine, sull’ambito in cui viene applicato e su quel che l’essere umano crede di essere.

Analizziamo il termine.

La parola handicap è etimologicamente riconducibile ad un gioco d’azzardo a monete, in cui i partecipanti ad una sorta di lotteria a scatola chiusa, dovevano pescare con la mano (hand) una moneta tra le tante, che si trovava all’interno (in) di un cappello (cap): hand-in-cap. Un gioco secondo il quale si sottintendeva una connotazione di svantaggio e di penalizzazione. Recentemente contestato, così come il suo sinonimo disabile, è stato oggi sostituito con il termine diversamente abile.

Nella conversazione citata al l’inizio, quindi, l’utilizzo di termini a sproposito non fa che aggravare la posizione dell’uomo in qualità di essere vivente che, atto a discriminare il prossimo, persiste nel ribadirsi il dominatore del pianeta Terra. contact-usala-handicap-disabilitaIn questo caso, l’offesa rivolta all’elemento B – che conosce la natura del termine non nella sua etimologia, ma nella connotazione di deficit inferta dalla società, con cui essa ha istruito ogni singolo componente di se stessa – porterà alla produzione di due reazioni: o B risponderà con il suo corpo, provocando dolore su A (lo stesso con cui quest’ultimo ha sottoposto l’altro a parole) o si chiuderà in se stesso, convincendosi di essere inferiore ad A, ma superiore a chi vive quotidianamente la situazione di diversamente abile. Iniziando così a guardarlo con occhi schivi. Costretto quindi, chi diversamente abile, oltre che a vivere la sua situazione di svantaggio, ad essere imputato con gli sguardi, trascurato e ignorato dalla parte onnipotente della società.

Con il perpetuarsi di questa mentalità dell’Io superiore rispetto ad altri, la coesione tra viventi sarà annientata, sgretolata e polverizzata. A tal proposito, vorrei richiamare l’estratto del libro “Alce nero parla”:

“Abbiamo creduto che l’uomo fosse il padrone della terra e ne potesse diventare il dominatore. Non è così: l’uomo è solo un elemento di un sistema più vasto, in stretta relazione con gli animali, le piante, il cielo e i mari. Se un elemento prevarica gli altri, non ne riconosce e ne rispetta i ritmi e le esigenze, l’intero sistema perde la sua armonia.”

Armonia: unione. Concordanza tra elementi diversi che provoca piacere.

Così come nella musica, l’unione di più accordi, creano un’armonia.

Sperando che il pentagramma di questo spartito, prenda tonalità meno aspre.

Non dominare sugli altri si può.



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