News
Visita il nostro sito - Contactsrl.it
Menu

L’empatia e quel grido al mondo: “Ci sono anch’io!”, oltre le barriere

empatia-malattia-condivisione-orbassano

Valentina Usala, scrittrice, torna sulle pagine del nostro blog per condividere ancora una volta con i lettori la sua toccante esperienza di vita.

Facendo mie, tra queste righe, le parole dell’amico e collega Andrea, dico che è un esercizio fisico molto faticoso: la ginnastica di empatia.

La conoscete questa parola tanto “carica” quanto ricca?sclerosi-multipla-empatia-usala

La condivisione, il pronunciarsi e aprirsi verso chi sa ascoltare le tue parole, ma anche verso chi non le sa ascoltare come fosse la promozione ad un processo di sensibilizzazione, in un mondo in cui ormai si parla poco e si ascolta ancor meno.

Lottare per un obiettivo, seppur annebbiato o lontano, è il diritto di ogni persona che si rapporta faccia a faccia con una malattia.

La dignità di un essere vivente deve essere il caposaldo di ciascuno ed è dovuto a chiunque, questo vorrei sottolinearlo. E chi è un medico questo lo sa.
Chi lo è non solo chi lo fa. Perché tra essere e fare c’è una netta differenza, c’è un profondo solco.
Ed è sempre questione di empatia.

L’indifferenza non porta a nessuna meta. Porta soltanto ad un mondo fatto di egoismo, rifiuto e insoddisfazione.

L’arte di apparire ai giorni nostri fa compiere anche questo: infischiarsene degli altri e riporre alla fine di ogni giornata la propria persona su un piedistallo di vetro.

A questo penso di rientro dal CreSM presso l’Azienda ospedaliero-universitaria San Luigi Gonzaga di Orbassano (TO), un reparto d’ospedale in cui la ginnastica di empatia la si fa quotidianamente.valentina-usala-cresm-orbassano
Il CReSM è la sigla che sta per Centro di riferimento regionale per la sclerosi multipla e si trova in Piemonte.

Ecco, dico prima di tutto che luoghi come questo devono essere fatti conoscere, bisogna parlarne, bisogna far sapere che esistono.
Nel mio piccolo mi sono promessa di farmene portavoce, perché così deve essere.

Ho visto negli occhi la sofferenza, in primis in quelli di mia madre, che mi ha assistita giorno e notte durante le terapie, e non è per nulla scontato.
La ritengo una delle tante fortune della mia vita. Ho visto poi tanta voglia di dire al mondo ci sono anch’io!; la voglia di condividere e di parlare assieme di come si è scoperta questa malattia e cosa ti ha fatto nel corso degli anni.  Forse per sentirsi meno soli.
Mi piace pensare che soli non ci siamo mai, anche se bisogna specificare che le barriere dove non ci sono, l’uomo è molto bravo a crearle.

Per cui viva la condivisione! Bisogna cercare e creare incontri, non scontri.

La vita si mastica, si divora a morsi qualunque conto essa ti presenti ad ogni avventura.

E’ essere resilienti: trarre da una foca luce notturna la forza di vedere al di là di un monte.
Il saper tirar fuori dalle circostanze negative, la forza positiva del bene, facendo tesoro della vita.

E ognuno lo fa a modo suo. Ognuno si pone i propri obiettivi, grazie ai quali la vita si tinge di altre tonalità.

Infine, dico che queste cure sono state una prova di resistenza.
Ma sono una persona fortunata, perché vicino a me ho un’infinità di persone che mi prendono per mano facendomi sentire quanto sono dalla mia parte e con me.

I momenti no capitano a chiunque, specie a chi sa di aver avuto in regalo dalla vita una malattia, qualunque essa sia.empatia-condivisione-valentina-usala
Quel che conta è sapere di sentirsi persone importanti, che tanto hanno da condividere.

E’ la magia dell’empatia, che ti fa nutrire speranze e desideri per i quali l’obiettivo primario è vivere.

Perché quella voglia non deve mai scemare: mi è capitato un periodo di profonda amarezza, in cui mi sono vista più in ospedale che altrove, per recuperare ciò che il mio corpo perdeva, tramite flebo di cortisone. Questo è successo l’estate passata.

E’ successo anche altro.

Un’estate trascorsa col naso all’insù la mia, alla ricerca di stelle cadenti alle quali affidare un desiderio.
Il mio desiderio.
Il desiderio di tanti, riposto in una scia incandescente di luce, che declama al mondo intero tagliando il cielo in tutta la sua luminosità, quanta voglia di vivere scorre nelle vene.



Un commento

  1. Annalis cremonesi

    Sin parablas

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.


Archivio articoli

Home | News | Sanità | L’empatia e quel grido al mondo: “Ci sono anch’io!”, oltre le barriere