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Un sociologo svela il “paradosso della disabilità”.

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“Le persone con disabilità sostengono molto spesso di avere una buona qualità della vita, talvolta superiore a quella dei normodotati” Una provocazione? Piuttosto un paradosso, dal momento che a definirlo così è un sociologo inglese, Tom Shakespeare, che nel corso di una trasmissione televisiva ha rivelato l’esito di studi condotti sulla soddisfazione della vita di persone con problemi di mobilità pubblicati nel 2011 dalla rivista medica Disability and Rehabilitation. Lo studioso – costretto dal 2008 in carrozzina a causa di una acondroplasia – mette in evidenza che i disabili hanno una percezione della propria esistenza più felice rispetto alla media dei normodotati: “Su questo molto incide il fatto di non sentirsi condizionati dalle proprie capacità fisiche”. L’intervento del sociologo (riportato sul sito dell’emittente Bbc) richiama gli esiti di altre ricerche condotte sempre nel 2011 sull’impatto della Sindrome di Down sui nuclei famigliari, in base ai quali oltre il 96% dei fratelli dei ragazzi Down dichiara di amarli, il 94% di andarne fiero e orgoglioso. Stesso discorso per le madri e i padri: l’88% di essi si dice entusiasta dei propri figli “speciali”, il 79% indica la presenza in famiglia di un bimbo Down come elemento di equilibrio e fonte di gioia. shakespeare-studio-disabili-feliciTornando a Shakespeare, il sociologo ha evidenziato che “l’essere umano può crescere bene anche se mancante della vista o se, ad esempio, non cammina o dipende in tutto e per tutto dall’altrui assistenza”. E mette in guarda dal rischio di facili paternalismi: “Chi sostiene che i disabili siano persone felici perché non hanno provato nella vita nulla di meglio, non solo li offende ma soprattutto dice cose sbagliate. Il segreto della serenità dei portatori di handicap sta nel loro saper dare il giusto senso e peso alle cose”. Da qui, la lezione per tutti: “Saper trovare gioia e realizzazione anche dalle più piccole cose, e dal coltivare i rapporti con la famiglia e gli amici, anche in assenza, eventualmente, di altri traguardi”. Ovviamente, non tutto è rose e fiori: “Le barriere architettoniche – un gradino rotto, un ascensore guasto – possono diventare ostacoli insormontabili per le persone come me, costrette in carrozzina”. Ma niente drammi: “Ricordiamocelo: la vita, l’esistenza, è problematica a prescindere. Per tutti e per ciascuno in diverso modo“. E rieccolo, il paradosso: “Non è strano vedere la serenità sul volto di un portatore di handicap. Infinitamente più strano è vedere chi possiede un corpo o una mente del tutto funzionanti non essere capace di sviluppare rapporti sociali e di costruire una vita quotidiana piena e appagante”. Parola di scienziato. Disabile, e non infelice.



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