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Satira contro le barriere, la disabilità si affronta con il sorriso.

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“Non è la disabilità il vero dramma. Il dramma accade quando perdi il sorriso”. Così potrebbe sintetizzarsi il pensiero del vignettista satirico e scrittore Tullio Boi, intervenuto al convegno “L’incontro tra scienza e satira abbatte le barriere” organizzato da Contact in occasione di A chent’annos, salone tematico dedicato alla terza età e all’invecchiamento attivo in programma alla Fiera campionaria della Sardegna, a Cagliari, dal 25 aprile al 3 maggio 2015.

Assieme a Boi è intervenuta la giornalista Francesca Cardia, direttore del periodico on line Sardegna Medicina. tullio-boi-cardiaIntervistati dal responsabile della Comunicazione di Contact davanti a un pubblico numeroso e interessato, i due relatori hanno offerto il loro punto di vista su argomenti delicati come quelli della disabilità, della malattia, dei rapporti sociali e familiari in presenza di problemi di salute.

Riferendosi a Sardegna Medicina- che si propone di offrire una panoramica a 360° della situazione della sanità e della ricerca medico-scientifica nell’isola- Cardia ha sottolineato quanto sia importante “raccontare storie, parlare delle persone.

Argomenti come disabilità e malattia sono troppo spesso fonte di vergogna, ma la cosa più sbagliata è chiudersi in se stessi e non cercare né accettare aiuto. In questo senso, l’informazione e la sensibilizzazione in questo campo giocano un ruolo chiave. Una volta che certi temi risultano, per così dire, sdoganati è molto più semplice provare a trovare rimedi e soluzioni”.

L’amicizia tra Tullio Boi e Contact Srl è ormai di lunga data, e anche in occasione di A chent’annos l’ingegnere-vignettista  cagliaritano non ha mancato di strappare più di un sorriso con le sue vignette contenute nel libro Disabill Kill: “Il mio dizionario semi-serio sulla disabilità, scritto a quattro mani con Pietro Vanessi e arricchito dei contributi di grandi vignettisti come Staino, Vincino e altri, mira soprattutto a far riflettere sul fatto che la disabilità è solo un capitolo di quel lungo libro che è la vita.

Non si possono chiudere le pagine senza averlo letto fino in fondo, ed è per questo che eventi come A chent’annos e convegni come quello di oggi possono aiutare a far capire che una chiacchierata con un amico, una visita al museo, una serata a teatro sono la miglior cura – molto più efficace delle sole medicine – perché la persona continui a essere padrona e protagonista della propria esistenza”.

Mentre la risata è una reazione “di pancia”, istantanea e difficilmente controllabile, il sorriso affiora sulle labbra solo dopo l’effettiva comprensione di un concetto, di un messaggio: “Nel mio libro si riflette sui tanti temi in qualche modo collegati alla disabilità.

Si parla di religione, malattia, guarigione, speranza… il tutto con la tecnica della vignetta, la cui immediatezza costringe a soffermarsi sui significati. E’ uno sprone a far riflettere, a tener conto di tutti gli aspetti del problema, senza sminuirlo ma nemmeno drammatizzarlo”.

cardia-boi-marcello-contactSollecitata dal moderatore, Francesca Cardia si è calata volentieri nei panni, a lei consoni, dell’intervistatrice, rivolgendo direttamente domande a Tullio Boi.

In tema di sclerosi multipla – la malattia che da tempo costringe l’ingegnere-vignettista in carrozzina – si è fatto riferimento a quegli accorgimenti e a quei dispositivi che possono aiutare nell’affrontare le barriere architettoniche (“una casa a misura di disabile è perfettamente realizzabile, a patto di avere conoscenza del problema e sufficiente coscienza da saperlo affrontare nei debiti modi” ha osservato Boi).


Entrambi i relatori, infine, hanno lodato l’iniziativa A chent’annos“Raramente terza età, handicap e invecchiamento hanno un risalto così grande, soprattutto nell’ambito di una fiera dove di norma i riflettori sono puntati altrove. Faccio i complimenti agli organizzatori dell’evento e a chi ha proposto spunti di riflessione come quello trattato oggi” ha commentato la Cardia.

Le ha fatto eco Tullio Boi, che ha chiuso alla sua maniera, ovviamente col sorriso: “A chent’annos in sardo significa “che tu possa vivere un secolo”. Come minimo, aggiungo io. E senza mai smarrire il sorriso”.



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