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Beatrice Vio, campionessa (anche) di autoironia:
“Scherzo, ma soltanto sulla mia disabilità”

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Beatrice Vio, veneziana, classe 1997, fa parlare di sé per due motivi.
Uno è rappresentato dai trionfi in ambito sportivo, essendosi di recente aggiudicata il titolo di campionessa paralimpica e mondiale di fioretto individuale.
Appassionata di scherma dall’età di 5 anni, Beatrice (Bebe per gli amici) nel 2008 fu colpita da meningite fulminante. Sopravvisse alla malattia, ma a carissimo prezzo: l’avanzata necrosi alle braccia e alle gambe costrinse i medici a ricorrere all’amputazione.bea-vio-meningite-scherma

Il secondo motivo è legato proprio alla disabilità di Beatrice, condizione che lei vive con la più disarmante delle armi (per stare in tema): il sorriso. L’ironia o, meglio, l’autoironia.

Mamma mi ha sempre detto che sarei potuta diventare qualsiasi cosa nella vita… quindi ho deciso di essere un selfie stick”, ha dichiarato a commento di una foto che ha fatto il giro del web mentre si fa un selfie ricorrendo proprio a una delle sue protesi.

O ancora, parlando della cena alla Casa Bianca, ospite del presidente Obama: “Ho dovuto indossare per l’occasione le mie gambe col tacco”.

Attenzione, l’obiezione è dietro l’angolo.
Non tutte le disabilità sono uguali, prima di tutto.
Non tutti i disabili sono campioni olimpici di qualche sport, né hanno (non è una colpa) la presenza di spirito e il mordente di Bebe.

Tutto vero, ma attenzione ancora: la Vio non si è mai proposta (né a dire il vero è stata additata) a “paladina” o “eroina” dei portatori di handicap.
La Vio scherza solo su se stessa, sulla sua disabilità, si racconta per come è e per come vive, genuinamente e senza ammiccamenti o pietismi. Non pretende di parlare in nome di tutti, lei parla per sé.

Eppure, la polemica è sempre dietro l’angolo.
Sul web in molti non ci stanno:

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 C’è chi sottolinea che la vita di chi convive con la disabilità è costellata da episodi negativi e penalizzazioni di vario genere, senza possibilità di riscatto rappresentato da un’Olimpiade o una cena alla Casa Bianca.

Oppure c’è chi perentoriamente chiede il rispetto per chi soffre,  preferendo il silenzio a qualsiasi forma di ironia (o autoironia), non trovando nella condizione del disabile proprio nulla di che sorridere .selfie-beatrice-vio-obama

Naturalmente, non sono poche nemmeno le voci in senso opposto, in parecchi ritengono che il saper ridere di sé, a prescindere da tutto, sia liberatorio, sia un segno di intelligenza e anche un modo di far capire che le persone disabili non sono poi così diverse – coi loro pregi e difetti – dai cosiddetti normodotati, né che devono essere “maneggiate con cura” come il più fragile dei cristalli.

Al di là delle opinioni, tutte rispettabili, una cosa va sottolineata: Beatrice Vio non rivendica alcun diritto, né sta lanciando provocazioni o messaggi più o meno criptati alla società e alle istituzioni.
No, sta semplicemente interpretando la parte di se stessa, sta mostrando il suo modo di affrontare la sua personalissima disabilità, senza pretendere d’essere bandiera o paladina di nessuna.

Se poi dal suo esempio qualcuno nelle sue medesime condizioni riesce a trovare spunto per andare avanti, per regalarsi un sorriso in più…beh, tanto di guadagnato.



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