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Al volante, sci o bicicletta Alex Zanardi campione oltre le barriere.

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“È la condivisione a lenire i disagi, anche i più gravi, e a moltiplicare la gioia”

Semplice e diretto, come nel suo stile: Alex Zanardi, ex pilota di Formula 1 e Cart (e ora portabandiera della tedesca BMW), medaglia d’oro nella handbike ai Giochi paralimpici di Londra 2012, è pronto a lanciarsi in una nuova sfida sportiva, un progetto che mira ad avvicinare allo sci i bambini e i ragazzi colpiti da disabilità, per far provare loro l’emozione e la gioia di scivolare lungo le piste innevate. Sciabile è il nome dell’iniziativa, lanciata dalla casa automobilistica di Monaco in collaborazione con Dynamo Camp.
Zanardi, bolognese, classe 1966, non vede l’ora di iniziare: “Quando scendono in campo le grandi aziende, niente è lasciato al caso. Si studia per capire in profondità le problematiche da affrontare, considerandole il tutti i loro aspetti e pensando agli strumenti da mettere a disposizione di persone che partono da una condizione iniziale di svantaggio”.

alex-zanardi-medaglia-oroL’ex pilota di Minardi, Lotus e Williams conosce fin troppo bene l’argomento.
Nel luglio del 2000, mentre gareggiava sul circuito europeo del Lausitzring rimase vittima di un terrificante incidente, le conseguenze del quale portarono all’amputazione di entrambi gli arti inferiori.
Ciò che accadde dopo è già leggenda: pur costretto in carrozzina, nel giro di due anni si ritrovò nuovamente impegnato nell’automobilismo agonistico, prima in formula Cart poi nel campionato italiano Superturismo.

Spirito indomito, sorriso sempre sulle labbra e battuta pronta, Zanardi si confermò campione non soltanto sulle quattro, ma anche sulle due ruote. Abbandonate le corse, si dedicò con successo all’handbike, riuscendo addirittura a centrare l’oro ai Giochi Paralimpici di Londra nel 2012.
A quattro anni di distanza e alle soglie dei 50 dichiara alla stampa: “Tiro ancora a bestia. So che hanno modificato il regolamento per motivi di sicurezza, ora per partecipare ai Giochi devi avere un personale di 1 ora e 25 minuti per i 42 chilometri del percorso (lui scende senza problemi sotto l’ora e 13, impressionante!), ma mi sembra una fesseria. Lo slogan dei giochi dedicati a noi disabili era “Inspire a generation”, sii d’esempio a una generazione, e io ci sarò, non ci sono dubbi”.bmw-zanardi-olimpiadi.disabili

Dal circo della Formula uno al paraciclismo, un grande cambiamento“Una volta sfrecciavo a 300 all’ora in pista, ora vado forte in bici. Tanta gente mi vuole bene, l’Italia è con me. A pensarci bene non ho fatto poi granché: ho inforcato la bici, ho spinto, ho pedalato”.

Ora, una nuova frontiera, quella dello sci. A un secolo dalla fondazione, la BMW sposa la linea della responsabilità sociale col programma SpecialMente, specificamente pensato per le persone con disabilità.

Due le iniziative in fase di lancio.  La casa di Monaco ha dato seguito all’idea dell’atleta disabile Carlotta Visconti, quella di essere la prima sportiva italiana a gareggiare nella Boccia Paralimpica ai Giochi in programma quest’anno a Rio de Janeiro, in Brasile. Così Sandrino Porru, presidente Fispes: “Sono queste le sfide che incarnano l’autentico spirito paralimpico: mente e corpo che lavorano assieme, sorrette da uno spirito forte, quello che ti fa pensare che nulla è impossibile”. 

zanardi-sciabile-disabile-bmwLa seconda iniziativa riguarda l’armonizzazione del Progetto SciAbile con Dynamo Camp, e qui è Zanardi a illustrare gli obiettivi: “Se un ragazzo disabile si rende conto di saper scendere lungo una pista da sci, questa per lui è una grande iniezione di fiducia nei propri mezzi. Se supera quel traguardo si rende conto che anche altri possono essere raggiunti, un diploma, la laurea, una specializzazione. Nulla è precluso a nessuno”.

Il campione riflette sui passi avanti in campo tecnologico, che possono offrire strumenti sempre più validi ai portatori di handicap. “Le grandi case costruttrici per fare veramente centro devono ascoltare i diretti interessati, ampliare i propri cataloghi, proporre degli elementi non più solo opzionali ma di serie. Le esigenze sono varie e legate spesso alla gravità della disabilità, si procede per tentativi e ogni passo avanti è lodevole, ma occorre fare le scelte giuste a monte”.

La sinergia con una grande azienda come fonte di ispirazione per le generazioni a venire? “Assieme abbiamo fatto qualcosa di veramente importante, anche se all’inizio non è stato facile. Abbiamo studiato e faticato assieme per creare il feeling tra l’uomo e l’auto, ma ce l’abbiamo fatta. Sogno il giorno in cui un ragazzo con disabilità, proprio come me, riesca a dimostrare di avere stoffa per la guida e a farsi notare. Verrebbe visto non più con curiosità o scetticismo, ma magari  come il prossimo campione del mondo di Formula 1″.

 



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